Il maledetto muro
Quando cadde il Muro di Berlino, quasi nessuno corse verso il comunismo. Migliaia di persone fecero esattamente il contrario.
La sera del 9 novembre 1989, Berlino visse una delle notti più importanti del Novecento. Dopo quasi trent'anni di divisione, il confine che separava Berlino Est da Berlino Ovest iniziò ad aprirsi e migliaia di cittadini della Germania orientale si riversarono verso l'altra parte della città.
Molti oggi si chiedono: se il comunismo era considerato da alcuni il sistema più giusto ed egualitario, perché la folla non si diresse nella direzione opposta?
La risposta sta nella vita quotidiana di chi viveva nella Germania Est. Sulla carta il sistema garantiva lavoro, istruzione e assistenza sanitaria. Nella pratica, però, la popolazione conviveva con forti limitazioni delle libertà personali. Viaggiare all'estero era quasi impossibile senza autorizzazioni speciali. I mezzi di informazione erano controllati dallo Stato. Criticare apertamente il governo poteva avere conseguenze sul lavoro, sugli studi o sulla propria vita privata.
A sorvegliare la società c'era la Stasi, uno dei servizi segreti più estesi dell'epoca. Migliaia di informatori collaboravano con l'apparato statale e molte persone vivevano con il timore di essere controllate o denunciate.
Dall'altra parte del muro, Berlino Ovest offriva qualcosa che molti cittadini dell'Est osservavano da anni a distanza: libertà di movimento, maggiori possibilità di scelta, accesso ai prodotti occidentali, salari generalmente più elevati e un sistema politico pluralista.
Per questo, quando un annuncio confuso del dirigente comunista Günter Schabowski fece credere che le frontiere fossero immediatamente aperte, migliaia di persone si precipitarono ai posti di blocco. Le guardie di frontiera non avevano ricevuto istruzioni chiare. Per anni avevano avuto l'ordine di impedire le fughe. Quella notte, però, si trovarono davanti una folla immensa e decisero di aprire le barriere.
Il passaggio di Bornholmer Straße divenne il simbolo di quel momento. In poche ore migliaia di cittadini della Germania Est attraversarono il confine tra lacrime, abbracci e incredulità. Questo non significa che il comunismo non avesse sostenitori né che tutti i cittadini dell'Est desiderassero esclusivamente il capitalismo. Significa però che una parte molto ampia della popolazione era stanca delle restrizioni politiche, della sorveglianza e dell'impossibilità di scegliere liberamente dove vivere, lavorare o viaggiare.
Le immagini di quella notte fecero il giro del mondo. Il Muro di Berlino, considerato per decenni una struttura permanente, stava scomparendo senza una guerra e senza un'invasione.
Meno di un anno dopo la Germania sarebbe tornata a essere un unico Paese. Per molti di coloro che attraversarono il confine il 9 novembre 1989 non si trattava di scegliere tra una teoria economica e un'altra. Stavano semplicemente andando verso una vita che speravano di poter decidere da soli.
Ma chi eresse il "maledetto Muro" e quando accadde?
Il Muro di Berlino fu eretto dal governo della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca) nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961. La costruzione fu decisa per fermare l'esodo di massa dei cittadini che fuggivano dal settore orientale (comunista) verso quello occidentale (libero). Nella notte del 13 agosto 1961, l'esercito e la polizia della Germania Est stesero i primi reticolati di filo spinato, per poi passare rapidamente ai blocchi di cemento. Ufficialmente definito dal regime come "barriera di protezione antifascista", serviva in realtà a isolare Berlino Ovest ed impedire ai cittadini orientali di scappare a Ovest. Il muro ha diviso la città per 28 anni, fino allo storico crollo avvenuto il 9 novembre 1989, che ha segnato la fine della Guerra Fredda.